Bauidu si vuole approfittare della crisi Cina vs. Google

Il principale motore di ricerca asiatico, Baidu, stabilirà la sua sede internazionale nel sud della Cina.

Baidu ha firmato un accordo con il Governo della città di Shenzen (Canton) per cui stabilirà la sua sede internazionale in quel territorio.

La presenza di Baidu aiuterà lo sviluppo della città ed il motore di ricerca estenderà la sua influenza nel Sud della Cina e nel Sud est asiatico.

Baidu, che conta con il 60% della quota di mercato delle ricerche in Internet in Cina, nei primi sei mesi del 2009 vide crescere i suoi profitti del 39,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno anteriore, fino a raggiungere i 1278,7 milioni di yuan (125,5 milioni di euro, 187,3 milioni di dollari).

Questa mossa sicuramente rientra – anche se magari non in modo diretto – nell’ambito della guerra in corso tra Google ed il governo cinese e la minaccia del gigante americano di abbandonare il mercato cinese, in cui occupa il 30% del mercato.

Il 45% delle Reti Sociali in Spagna non si usano

Seconda indagine dell’Osservatorio delle Reti Sociali spagnole.

L’uso delle Reti Sociali in Spagna continua ad aumentare – il 55% dei naviganti entra giornalmente in una social web – anche se in realtà molti degli account “attivi” in realtà non sono utilizzati. Questo è quello che dicono i dati della Seconda indagine dell’Osservatorio delle Reti Sociali Spagnole portato a termine da The Cocktail Analysis.

Lo studio segnala che la proliferazione delle Reti Sociali – l’81% degli internauti possiede almeno un account, mentre l’anno scorso erano solo il 45% – ha reso gli utenti più esigenti e selettivi, e mentre Facebook o Tuenti (Rete Sociale totalmente spagnola per un pubblico adolescente) sono cresciute enormemente in numero di iscritti, altre registrano alti tassi d’abbandono.

Ed così che i Social Web più popolari, Facebook e Tuenti, hanno duplicato (o più che duplicato) in un anno la percentuale di utenti registrati: dal 13% al 64% nel caso di Facebook e dal 12% al 33% in quello di Tuenti. Flickr e Twitter, pur essendo ancora minoritarie, hanno mostrato alti indici di crescita. Altre Reti Sociali, come Fotolog, Hi5 e MySpace, invece, sono crollate.

Globalmente, il 55% degli naviganti spagnoli tra i 16 ed i 45 anni entrano ogni giorni in una rete sociale, e un 80%  lo fa almeno una volta alla settimana.

Reti Sociali e Internet sul Cellulare.

Per quanto riguarda l’accesso alle Reti Sociali attraverso i cellulari, il 40% degli utenti dell’Internet Mobile entra almeno una volta al mese nelle Social Webs. Anche in questo caso Facebook e Tuenti la fanno da padroni, ma anche Twitter incomincia ad avere un uso importante.

Il ‘freno’ per un uso ancor più attivo delle Reti Sociali attraverso gli smarth phones è il prezzo della connessione ad Internet, che il 63% degli utenti lo considera troppo caro.

Pubblicità e Reti Sociali

La pubblicità nelle Reti Sociali non è vista con rifiuto da parte degli internauti spagnoli, o è considerata meno peggio che in altri mezzi di comunicazione. Anzi, affermano che non poche volte utilizzano proprio le Reti Sociali per trovare informazioni su una Marca o un prodotto.

Inoltre, il 70% riconoscere essere interessato in azioni promozionali – sconti, concorsi, offerte – nelle Reti Sociali.

Lo studio è stato elaborato basandosi su un’inchiesta tra 1546 individui e vi hanno collaborato il BBVA, Microsoft e Telefonica.

A quando una ricerca così ben fatta anche sul panorama Social Web in Italia?

Google promoziona Chrome in Europa preparando la guerra dei browsers

Da marzo incomincerà ad essere applicata una norma comunitaria che faciliterà l’uso del browser di default da parte degli utenti finali.

Google ha dato inizio a qualcosa di insolito nella sua storia come impresa ed ha scelto di servirsi della pubblicità “tradizionale” per promuovere il suo navigatore web Chrome in Europa.

Per una volta si è allontanata dal suo classico marketing online (e bocca a bocca) è si è affidata alla pubblicità nei quotidiani e alla cartellonistica (per esempio con poster nei Metrò di Londra, Parigi ed Amsterdam).

Questa campagna arriva quando l’Unione Europea prepara l’applicazione del cosiddetto “voto sul browser”, che permetterà agli utenti di selezionare il browser di default quando utilizzano per la prima volta un computer.

Però è anche una dimostrazione della crescente buona disposizione di Google a collaborare con i mass media “tradizionali” – in questo caso con il supporto dell’agenzia pubblicitaria Omnicom, che coordina la campagna – molti dei quali considerano che Google si stia beneficiando sulla loro pelle.

Eric Schmidt, presidente esecutivo di Google, disse recentemente che è intenzione di Google aiutare gli editori a sopravvivere nella loro fase di transizione alla Rete.

Promuovendo il suo browser, Google cerca di cambiare la percezione del consumatore medio, per cui navigare in Internet è possibile solo con Explorer di Microsoft, e di presentare una sfida seria al dominio di Microsoft nei PC domestici.

Una statistica di NetMarketShare segnala che Chrome occupa solo il 5,2% del mercato mondiale dei navigatori web, terzo dopo Internet Explorer (62,2%) e Firefox (24,4%)

La nuova norma europea, che entrerà in vigore a metà marzo, prevede che gli utenti europei di Windows, che è il sistema operativo presente in 9 ogni 10 computer in tutto il mondo, possano avere la possibilità di scegliere quale tra 12 browser sarà quello che desiderano utilizzare di default per navigare in Internet nel loro PC.

Non manca di ironia che il “voto sul browser” fosse stato proposto da Microsoft all’interno di un accordo per risolvere l’annosa disputa anti monopolio portata avanti dall’Unione Europea dopo le denunce degli sviluppatori del browser Opera e di… Google.

Comunque, vari analisti hanno seri dubbi che la campagna di Google e la nuova norma europea non si tradurranno in un cambio significativo del comportamente dei consumatori.

Apple negozia con Microsoft sostituire Google con Bing nel iPhone.

  • Ovvero, Apple installerebbe come motore di ricerca di default Bing invece che Google
  • Gli utenti comunque potranno, manualmente, cambiare i setting e ristabilire Google come motire per le loro ricerche.

Secondo quanto informa l’agenzia Bloomberg, Apple è in negoziazioni con Microsoft per far sì che il motore di ricerca Bing [n.d.r.: quando si decidono a mettere a disposizione tutte le opzioni di Bing.com anche nella sua versione italiana???] nell’iPhone.

Le conversazioni tra Microsoft ed Apple si sarebbero svolte durante varie settimane. Bloomberg, poi, indica come la negoziazione possa prolongarsi nel tempo e, addirittura, fallire.

Secondo questa notizia, l’idea è tutte le ricerche realizzate nel telefono si canalizzino per difetto verso Bing, anche se i proprietari dell’iPhone avrebbero la possibilità di cambiare il motore di ricerca per difetto a Google se lo desiderano.

Ci troviamo, quindi, di fronte all’ennesimo gioco a tre. Microsoft sta lottando frontalmente con Google nel mercato dei motori di ricerca (e della loro succulenta torta pubblicitaria) con Bing, un motore per molti aspetti rivoluzionario e che ha ottenuto un’ottima accoglienza. Apple, invece, da antica alleata di Google si sta convertendo in un suo nuovo e potente nemico. Questo è dovuto al fatto che Google ha invaso le sue aree di mercato: sistema operativo (Android e in futuro ChromeOs) e Smarthphones (i telefonini Android e, soprattutto, Nexus1).

Ed un prossimo campo di battaglia tra Apple e Google sicuramente sarà quello della pubblicità sui cellulari (vedere questo post)

SEOmoz lancia un nuovo giocattolo SEO: Open Site Explorer

SEOmoz ha lanciato un nuovo strumento SEO: Open Site Explorer. Questo SEO tool si basa sul motore e l’enorme base dati di Linkscape (sempre di SEOmoz).

Sin dal suo annuncio e messa online ho avuto modo di giocarci ed è davvero incredibile la quantità di dati che permette raccogliere sui links esterni ed interni del tuo sito e di quelli della tua concorrenza. Ecco qui alcuni ‘trucchi’ su come usare al meglio Open Site Explorer.

Ottimizzare il tuoi links interni più autorevoli

Con questo tool sono disponibili due nuove metriche: il Domain authority ed il Page authority.

Ogni pagina di una sito ha assegnata da OSE un livello di ‘autorirà’. Grazie a questa metrica adesso si può rispondere a domande come: Quali sono le pagine interne più importanti del mio sito? e, quindi avere la possibilità di verificare quali pagine interne possono passare un valore maggiore attraverso un sapiente e corretto uso dei links interni. Selezionando “Only followed” e vedendo “Internal pages only”, è possibile elaborare un reallineamento dal link interno alla pagina che si sta analizzando più utile al meno utile. Scorrendo la lista, è possibile individuare con facilità ogni anchor text non ottimizzato e fare quindi i dovuti cambi.

Individuare tutte le redirezioni 301 interne al sito

Links di navigazione interna, links nel footer, vecchi link in antiche pagine anteriori a un redisegno del sito… Si possono trovare e correggere settando i filtri in “only 301″ e “internal pages only”.

Sort out any nasty internal 301 redirects

Ottenere una veloce fotografia degli anchor text esterni più comuni

Avere coscienza di quali sono gli anchor text più comuni dei tuoi links esterni può offrire la risposta al perché (o al perché non) ti stai posizionando per determinati criteri di ricerca, come anche può darti una visione della strategia di link building della tua concorrenza.

Ottenere un’ottima fotografia dei migliori back links della concorrenza

Ormai sono lontani i tempi in cui potevamo ragionevolmente sperare che nessuno potesse dissezionare la nostra strategia di links. Con Open Site Explorer investigare e scoprire quali sono i migliori links esterni della concorrenza (quelli che permettono loro di posizionarsi così bene) è un gioco da ragazzi.

Creare una presentazione delle metriche per i tuoi clienti chiara (e bella a vedersi)

Open Site Explorer ha uno spiccato appeal visivo. Approfittatene ‘fotografando’ i suoi grafici per mostrare ai vostri clienti i grandi risultati che i vostri sforzi hanno riportato alla loro rete di links esterni.

Individuate se la vostra concorrenza sta utilizzando domini con redirezione 302 come parte della loro strategia SEO

Dal momento che si crede che tuttora comprare vecchi domini e ridirigerli a quello del proprio sito possa offrire dei vantaggi SEO, con Open Site Explorer è molto facile individuare casi di 301 di questo tipo.

Queste sono solo alcune delle moltissime cose che si possono scoprire utilizzando OSE ed essendo un SEO tool ‘appena nato’ sicuramente acquisterà col tempo nuove funzionalità come, per esempio, un’analisi storica dei links (qualcosa che faciliterebbe enormemente il lavoro a tutti i SEO seri della Terra).

Cosa è strategico per Google?

Google sembra star rilasciando o comprando nuovi prodotti praticamente un giorno si ed uno no. Eppure una cosa è che un paio di programmatori creino un progetto dei molti che il laboratorio di Google coltiva continuamente o che monitorizza fuori dalle sue mura, un’altra che Google realmente ponga vero tempo e vero denaro in gioco per quel progetto. Il miglior modo per predirre quanto profondamente Google si impegnerà in un progetto è capire se questo è per lei “strategico” o no.

Google ottiene il 99% dei suoi ricavi vendendo annunci testuali per prodotti come biglietti aerei, lettori di dvd e studi di avvocati. Un progetto, perciò, è strategico per Google se questo incide in ciò che sta tra la persona che clicca su un annuncio e la compagnia che paga per vedere pubblicato (e cliccato) quello stesso annuncio. Questa è il mio schema (piuttosto ‘rozzo’) di layers che separano gli umani dai soldi secondo Google:

Umani – Hardware – sistema operativo – browser – connessione – siti web – annunci – tecnologia di pubblicazione degli annunci – relazione con gli inserzionisti – soldi

Ed ogni strato, Google o vuole dominarlo o vuole trasformarli in prodotti a sua immagine. Queste alcune considerazioni a proposito dei layers più interessanti:

  1. Hardware: l’universo Personal Computer già è un dominio di Google. La telefonia mobile no… per questo Google ha lanciato Nexus 1
  2. Sistema operativo: è un prodotto che non piegato hai suoi interessi, inoltre è dominato dal suo arcinemico (Microsoft)!! Per questo motivo Android/Google Chrome OS sono strategici. Inoltre, Google ha anche bisogno di eliminare i principali motivi per cui la gente si affida a Microsoft, per esempio Office (da qui Google Apps), Outlook (da qui Gmail), i videogiochi (da qui il perché Google supporta fortemente i frameworks di gioco multipiattaforma), e tutta quella lunga coda di applicazioni solo per Windows (che comunque si stanno ormai spostando dal PC al Web… solo che Google cerca di accellerare questa tendenza).
  3. Browser: non dominato, anzi… Microsoft tuttora è in posizione dominante con il suo iExplorer. Per questo Chrome è strategico per Google, come la sua alleanza con Mozilla per il suo standard multi-browser che permette di mantenere bassi i costi.
  4. Connessione ad Internet: prodotto dominato dalle imprese di telecomunicazione o dagli operatori via cavo o wireless. Per Google sarebbe impossibile dominare questo ‘strato’ senza un enorme investimento in infrastrutture, per questo Google sta attualmente cercando di piegarlo indebolendo la ‘concorrenza’ 1) supportando nuovi agenti e creare maggiore competitors (WiMAX, la Wi-Fi pubblica libera) e 2) regolamento del settore (neutralità del Web)
  5. Siti web/motori di ricerca: ovviamente la ricerca in Internet è dominata da Google.  Inoltre gli annunci sindicalizzati di Google (AdSense) sono leader del mercato perché Google offre le migliori commesse grazie al fatto che hanno il numero più alto di inserzionisti. Questo si deve all’enorme potere di Google.com. Però al poter dominare questo layer si dovettero l’acquisto di Youtube (annunci video/display) e DoubleClick (sempre display). Nel voler dominare l’emergente ma in crescita esponenziale della pubblicità sui cellulari e smart phones, probabilmente si deve intendere l’acquisto di AdMob per le forti relazioni che questa impresa ha con gli editori (gli inserzionisti Google già li domina). Però Google può correre seri rischi in questo strato… 1) perché la gente può saltare sui due piedi gli annunci ed andare, per esempio, direttamente su Amazon a fare i suoi acquisti, 2) qualcuno (potrebbe essere il caso di Facebook) utilizza la propria marca per competere aggressivamente nel mercato degli annunci sindicalizzati.
  6. Relazione con gli inserzionisti: Google è dominante negli annunci testuali non locali. Sono molto più deboli nella pubblicità locale, che è ancora un canale poco sviluppato. Per questo il rilancio in grande stile di Google Local Business e l’interesse (fino al tentativo di acquisto) di Yelp.

Ipotesi sul perché Apple ha comprato Quattro Wireless

Apple è entrata nel mercato della pubblicità online per la prima volta con l’acquisizione di Quattro Wireless. E così si trovano a competere testa a testa contro Google anche nel mercato della pubblicità nei cellulari.

Gli annunci saranno mostrati agli possessori di un telefonino sia via web che attraverso un’applicazione per il cellulare. Grazie all’ iPhone e più recentemente ad Android, navigare in Internet sui cellulari è diventato facile come navigare seduti di fronte allo schermo del tuo computer. I siti web spesso sono programmati con lo stesso codice HTML – ed hanno gli stessi annunci – sia che il browser sia installato su un pc che su un telefonino. Inoltre, se un’agenzia di pubblicità fornisce annunci alla versione “standard” di un portale, alla versione per Internet Mobile dello stesso ne forniranno una versione adattata. Pertanto, quella che sembra profilarsi come una battaglia per chi vince nel mercato della pubblicità sui browser dei cellulari sembra essere una replica della stessa battaglia per la pubblicità in Internet nei pc di casa. Quest’ultima è dominata da Google, Yahoo!/Microsoft e non è pensabile che Apple cerchi di entrare seriamente in essa a questo punto.

Inoltre, l’interesse di Apple per Quattro sembra dover essere più centrata sulla pubblicità nelle applicazioni per i cellulari. Attualmente Apple è in una posizione estremamente forte rispetto agli sviluppatori di applicazioni, dato il loro ferreo controllo sulla piattaforma dominante (iPhone). Come potrebbe Google sconfiggerla? Android (e Nexus 1 è lì a volerlo dimostrare) potrebbe guadagnare importanti fette di mercato. Ma Google potrebbe minacciare Apple anche nel mercato pubblicitario nelle applicazioni per iPhone. A meno che Apple costringa gli sviluppatori ad utilizzare il suo canale pubblicitario, questi potrebbero con ogni ragione scegliere il canale che gli offre i ricavi maggiori, cosa che – come succede con tutti i canali pubblicitari – dipende in sostanza da quale ha il maggior numero di inserzionisti.

Perciò l’acquisizione di Quattro sembra essere soprattutto un’azione da parte di Apple per ottenere una base di inserzionisti (non di editori) che le permetterà di offrire ricavi competitivi per la pubblicità in applicazioni per telefonini (più che per pubblicità nei browser nei telefonini).

I film USA da vedere nel 2010

In questi giorni normalmente la gente fa liste. Una di quelle che io personalmente preferisco è quella dei film da vedere il prossimo anno.

Incominciamo:

Film 1: Invictus di Clint Eastwood

La storia: Il nuovo presidente eletto del Sudafrica, Nelson Mandela (Morgan Freeman) unisce le sue forze con il capitando della nazionale di rugby, il bianco Francois Pienaar (Matt Damon) per unire un paese diviso

Perché vederlo: Meglio stare attenti alla vecchia volpe Clint Eastwood, perché – come già fece nel 2004 con Million Dollar Baby, sembra essersi tolto dalla manica una storia che potrebbe risultare invincibile alla prossima edizione degli Oscar. E poi Morgan Freeman non solo sembra essere nato per essere Nelson Mandela, ma conta pure con la benedizione dello stesso leader sudafricano.

Quando lo vedrò: io il 29 gennaio (vivo in Spagna)… in Italia esce  il 12 febbraio.

Film 2: The Road

La storia: Un padre (Viggo Mortensen) e suo figlio (Kodi Smit-McPhee) sono sulla strada verso l’Ovest per sopravvivere in un mondo distrutto dall’Apocalisse.

Perchè vederlo: Addattare è sempre complicato, però se l’originale è un opera maestra come in questo caso (l’autore è Cormac McCarthy), la sfida è una di quelle che spaventano. Come il look di Viggo Montersen, che firma uno dei suoi migliori (ed estenuanti) ruoli della sua carriera.

Quando lo vedrò: il 5 febbraio

Film 3: The Lovely Bones

La storia: Dopo essere stata assassinata, Susie (Saoirse Ronan) contempla dal cielo come la sua famiglia affronta la sua perdita e senza perdere di vista il suo assassino.

Perchè vederlo: Peter Jackson mette da parte l’epica (e i budget astronomici) della trilogia de Il Signore degli Anelli (2001-2003) e King Kong (2005) per tornare ai tempi di Heavenly Creatures (1994), adattando un romanzo di Alice Sebold che, per quello che racconta Jackson stesso, lo fece piangere da ragazzino. Mark Wahlberg e Rachel Weisz sono le stelle di un film dove però sembrano meglio i ‘secondari’: Saoirse Ronan, Susan Sarandon e Stanley Tucci

Quando lo vedrò: io il 22 gennaio… in Italia esce una settimana dopo (29 gennaio)

Film 4: Up in the Air

La storia: Ryan Bingham (George Clooney), un esperto in tagli del personale e che scappa ad ogni possibile legame personale, conosce quella che potrebbe essere la donna dei suoi sogni un experto en recorte de personal que huye de toda atadura vital, conoce a la que puede ser la mujer de sus sueños.

Perchè vederlo: Terzo fim di Jason Reitman e probabile seconda nomination all’Oscar come miglio regista per quello che alcuni osano definire come il Billy Wilder canadese. Dopo Thank You for Smoking (2005) e Juno (2007), Reitman, sempre con un piede nella commedia minimalista e con l’altro nel dramma quotidiano, serve uno dei piatti forti dell’anno con un George Clooney in stato di grazia.

Quando lo vedrò: io il 5 febbraio. In Italia questa volta esce prima: il 15 gennaio

Film 5: Bright Star

16 anni dopo The Piano, Jane Campion ritorna al dramma di serie A con un film in costume, che racconta la storia d’amore (intensissima, ‘rivoluzionaria’ e, ovvio, tragica) tra il poeta romantico inglese John Keats (Ben Whishaw) e Fanny Brawne (Abbie Cornish). Apprezzatissima nella passa edizione di Cannes, ha tutte le carte in regola per innamorare il pubblico.

Quando lo vedrò: Spero presto, ma ancora non è stata fissata una data di distribuzione qui in Spagna

Film 6: An Education


Un piccola gioia indie, e prima sceneggiatura originale di Nick Hornby (High Fidelity), con la regista di Italiano per principianti (2000) e una grande scoperta: l’attrice inglese CareyMulligan.

Quando lo vedrò: il 26 febbraio. In Italia potete farlo dal 15 di gennaio prossimo.

Film 7: Nine

La storia: Perseguitato dalle sue più che complicate relazioni con le donne della sua vita, il regista Guido Contini (Daniel Day-Lewis) se le vede e se le desidera per poter poter portare avanti il suo nono film.

Perchè vederlo: Se non fosse sufficiente il cast (Daniel Day-Lewis, Penelope Cruz, Nicole Kidman, Marion Cotillard, Judi Dench, Sophia Loren), sapere che il regista è Rob Marshall (Chicago) è assicurarsi la visione di un musical secondo la Vecchia Scuola:  buona musica, buone canzoni e coreografie migliori ancora. E poi, il chiaro riferimento a Fellinién da más?

Io lo vedrò: dal 22 gennaio, voi in Italia dal 15.

Film 8: Toy Story 3 (ovviamente in 3d)

La storia: Quando Andy comincia l’università, Woody, Buzz Lightyear e tutti gli altri giocattoli finiscono in un giardino d’infanzia…

Perchè verderlo: Perché sono già passati 14 anni da quando debuttarono al cinema. Questa volta, però, non c’è John Lasseter, direttore dei due primi film e ora troppo occupato a dirigere Pixar. Al suo posto, comunque, uno specialista della casa: Lee Unkrich (Monsters & Co., Alla ricerca di Nemo).

Io lo vedrò: quest’estate, uscendo il film il 23 di luglio. In Italia mi potete anticipare di qualche settimana (il 7 luglio).

Film 9: Alice in Wonderland

Perchè vederlo: Le aspettative sono enormi. Tanto che Johnny Depp, dopo aver fatto da barbiere pazzo, già raccoglie premi per un film ancora in fase di post produzione. A Tim Burton non solo gli incanta la storia e il personaggio di Lewis Carroll. Anche si dichiara innamorato del 3d.

Io lo vedrò: il 5 marzo (non vedo l’ora), come pure voi in Italia.

Film 10: Robin Hood


Perchè vederlo: Gladiator di Sherwood… Ridley Scoot e Russell Crowe ritornano all’avventura epica per rinnovare un mito eterno. Cate Blachett come guerriera Lady Marian è un altro motivo per far di questo uno dei film da vedere nel 2109

Io lo vedrò: il 15 maggio

Film 11: Prince of Persia: the Sands of Time

La storia: Il principe Dastan (Jake Gyllenhaal) e Principessa Tamina (Gemam Arterton) affrontano Nizam (Ben Kingsley), un tiranno che pretende distruggere il mondo… con un tempesta di sabbia.

Perchè vederlo: perché può essere il nuovo Pirati dei Caraibi. Se la trilogia di Sparrow s’ispirava ad un’attrazione di parco tematico, questo film adatta un videogioco (un gran videogioco).

Il lo vedrò: il 28 maggio… come voi in Italia.

Film 12: Clash of the Titans

La storia: Perseo (Sam Worthington) affronta Medusa per liberare Andromeda (Alexa Davalos)

Perchè vederlo: Film punta di un anno pieno di peplum, Louis Leterrier (L’incredibile Hulk) aggiorna il classico di Desmond Davis, senza l’atmosfera artigiana di Harryhausen però con gli effetti carichi di testosterone di 300 (2006). Liam Neeson e Gemma Arterton, con Ralph Fiennes facendo, ancora, il cattivo, accompagnano a Sam Worthington (Avatar), aspirante allo scettro di eroe dell’anno.

Io lo vedrò: il 31 marzo. In Italia esce il 2 aprile.

Film 13: Shutter Island

Perchè vederlo: Adattamento del romanzo omonimo di Dennis Lehane, Martin Scorsese dige questo thriller carcelario e psicologioc… sua quarta collaborazione con Leonardo DiCaprio.

Io lo vedrò: il 19 febbraio, come in Italia.

Sicuramente, poi, ci saranno poi altri film che coglieranno la mia attenzione, film minori, sorprese inaspettate… e tutti quelli della seconda parte dell’anno e per i quali adesso ancora non sono ancora definite le date di distribuzione… comunque, per questi film qui sopra, già ho occupato la mia agenda.


Avatar di James Cameron. La nuova rivoluzione?

L’attesa finalmente è finita. James Cameron, che ritorna al cinema dopo essersi autoproclamato Re del Mondo con Titanic (1997), già sta qui per rivoluzionare il senso della meraviglia nel cinema. Sarà il risultato all’altezza delle aspettative?

La storia del cinema vide il suo inizio ufficiale in una sala parigina, terrorizzata davanti alla immagine di un treno che entrava in una stazione con tutta la velocità che permettevano i motori di un modernità ancora giovane. Poco più di un secolo dopo, arriva Avatar, ovvero l’idea del cinema del futuro secondo James Cameron. Uno spettacolo tridimensionale, ossessivo nei suoi dettagli, in cui creature virtuali ed attori di carne e ossa e carattere si convertono in entità intercambiabili in un universo costruisto bit a bit. Bits in cui sembra essersi lasciato la pelle una specie di nuovo artista rinascimentale impegnato a cercare la perfezione.

Tutto quello che si può pretendere dal cinema come visione

L’ossessione di James Cameron era aprire di un colpo la porta che ci permetterà scoprire tutto quello di cui sono capaci personaggi interamente generati da un computer. E provare che il 3d non è solo una tecnica al servizio del colpo d’effetto, ma lo strumento ideale per facilitare un’esperienza d’immersione totale nella finzione. Questo è quello che ha detto Sam Worthington, l’attore australiano che con Terminator Salvation (McG, 2009) si fece notare al pubblico di tutto il mondo dopo una carriera quasi tutta nel suo paese e che, probabilmente, con Avatar ha trovato il film della sua vita. In Titanic, James Cameron riuscì a metterci a bordo del trasatlantico e ad assistere alla sua tragedia con ogni dettaglio. Adesso ci porta in viaggio in un altro pianeta, ha continuato Worthington.

In Avatar, l’attore – che sarà Perseo nella nuova versione che sta preparando Louis Leterrier di Scontro tra Titani (Desmond Davis, 1981) – è l’equivalente simbolico del proprio spettatore: il suo personaggio, Jake Sully, è un soldato mutilato che dovrà mettersi nella pelle sintetica di un avatar, un ‘costume’ realizzato con tecniche biotecnologiche, per adottare quell’aspetto alieno, che gli permetterà infiltrarsi su Pandora nel seno della tribù dei Na’vi. Il suo processo è simile a quello del pubblico che, passo a passo, vedrà come davanti ai suoi occhi una realtà tangibile di immagini reali sia sostituita da un universo sintetitco generato al computer che risulta (o sembra) più reale del reale.

L’agenzia di viaggi Cameron

Tradizionalmente si ha detto che il cinema è una maniera di viaggiare senza che uno debba muoversi dalla poltrona del cinema. Avatar, però, traduce questo modo di dire in modo letterale. Mi piacerebbe che tutti i film possedessero questo potere di trasportarti in un altro luogo con tutte le sue conseguenze – afferma Sigourney Weaver, che ritorna a lavorare con James Cameron dopo che questi trasformasse in una virago al suo tenente Ripley nel mitico Aliens (1986). In questo caso, molti hanno visto nel personaggio che interpreta l’attrice una proiezione dello stesso Cameron: la dottoressa Grace Augustine è una scienziata esperta in botanica, che contribuisce ad impulsare il progetto Avatar con un piano che permette agli umani a convertirsi in repliche dei na’vi, gli abitanti del pianeta Pandora, una razza umanode di pelle azzurra e di tre metri d’altezza.

L’ossessione di James Cameron era dimostrare che il 3d è lo strumento ideale per l’immersione totale nelle storie (Sam Worthington)

Quando gli attori di Avatar si mettono nei panni dei loro corrispondenti na’vi, la tecnologia del motion caption, che Robert Zemeckis presentò in società con Polar Express (2004), entra in gioco, convenientemente perfezionata dal tecnofilo Cameron: ogni gesto, ogni sguardo si trasferiscono ad un personaggio virtuale dalla testura iperrealista. Nel caso di Zoe Saldana, che incarna alla nativa Neytiri, tutto il suo lavoro è stato filtrato dal motion capture, però quello che noi vediamo è una eroina attiva in puro stile Cameron. La tecnica del motion capture non ha a che vedere tanto con l’animazione quanto con l’interpretazione; qui è l’attore che ha il controllo, perché l’immagine che si presenta integra tutti i suoi movimenti, questo ha detto Zoe Saldana quando le hanno fatto una domanda su come si è sentita in interpretare un personaggio ‘irreale’. E continuò dicendo: Quello che più mi attrasse del mio personaggio fu la sua connessione con le altre eroine del

cinema di Cameron: la Sarah Connor della saga di Terminator, la tenente Ripley, il personaggio di Jamie Lee Curtis in True Lies (1994), la Kate Winslet di Titanic (1997)… Le sue eroine non sono mai vittime: sono donne preparate per la supervivenza, androgine, però che non perdono la loro femminilità, conclude l’attrice che, dopo aver incarnato Uhura in Star Trek (2009) di J.J. Abrams ha potuto – con Avatar - sommare un altro film del suo genere preferito: la fantascienza.

Un pianeta verde, al rosso vivo

Secondo l’attore Stephen Lang, che ha la dura responsabilità di incarnare il gran cattivo militarista del conflitto, il colonnello Quaritch, comandante delle forze di sicurezza, quello che racconta il film può avere similitudini con l’attuale guerra in Afganistan, però anche sul ‘mito’ della fondazione degli Stati Uniti e la crudeltà con cui si trattarono le culture indigene che abitavano il continente americano. I Na’Vi sono guerriere molto difficili da combattere, però la loro civiltà è ancora ferma all’Eta della Pietra. La differenza tra loro e gli umani risiede, in fondo, nella tecnologia.

Dicono che il cinema è un modo di viaggiare senza muoversi; Avatar traduce letteralmente questa idea (Sigourney Weaver)

Con un’estetica da fumetto europeo sofisticato, il suo messaggio ecologista ed il suo perfezionismo visuale, Avatar ha tutte le carte in regola per convertirsi nel fenomeno dell’anno. Più difficile capire se nelle sue immagini sono presenti le chiave del cinema del futuro. Il cammino fino alla sua materializzazione è stato arduo, esigente e, soprattutto, molto lungo. Per il momento nessuno dei suoi protagonisti si pente di essersi imbarcato in questo viaggio in un probabile futuro. Se il botteghino non si converte nell’iceberg di questo complesso Titanic, l’universo di Avatar ritornerà con altri titoli.

Compirà Avatar quello che ci si aspetta?

Ci sarà chi affermerà che James Cameron ha rivoluzionato di colpo il linguaggio del cinema dopo poco più di 100 anni… per rendere giustizia ad un’estetica da fumetto francese di 30 anni fa. Prima di contrarrestare tale critica negativa con un eccesso di entusiasmo, bisognerà capire quanto di verità racchiude questa possibilissima critica. La risposta è che l’eccezionalità di Avatar non è, in effetti, nè nella sua agressività concettuale (ovvero, non siamo di fronte a un nuovo 2001, Odissea nello spazio di Kubrik), nè nella superficie del suo disegno. Però bisognerebbe essere davvero ciechi per negare la sua rilevanza fondazionale nell’aprire un nuovo capitolo di inesauribili possibilità nella totale (con)fusione dell’immagine fotografica e l’immagine di sintesi. In un certo senso, pretendere che Avatar accompagni la sua eccellenza tecnica con un discorso innovatore e di rottura sarebbe come pretendere che il famoso treno dei Fratelli Lumiere avesse avuto la genialità di Citizen Kane (Orson Welles, 1941)

La scatola (luminosa) di Pandora

Nella sua critica al romanzo Anatema, di Neal Stephenson, il critico spagnolo Rodrigo Fresán ricordava alcune parole di Philip K. Dick che si possono riutillizare per Avatar di Cameron: Ottenere un pianeta che non esiste. Questo è il primo passo. E, in effetti, questa è la prima pietra della rivoluzione annunciata da Avatar, e ciò che marca una stimolante linea di continuità tra la Luna con l’occhio ferito di Méliès e questa Pandora frondosa, fosforescente, in cui la macchina da presa di James Cameron sembra essere attenta al gigantesco (le montagne sospese nell’aria) e all’apparentemente insignificante (la luminiscenza dei licheni al tatto) e converte la genesi di questo pianeta immaginario nel miglior successo di Avatar.

Il film è puro Cameron nella sua fusione di feticismo tecnologico e mistica New Age, le componenti essenziali di Abyss (1989), però i suoi colpi di genio trascendono tanto la sua estetica come lo stesso contenuto e stanno nella virtuosa applicazione del motion capture e nella sua capacità di simulare un’esperienza di immersione iperrealista nella schiva materia di cui sono fatti i sogni.

I maghi della CIA passano a Twitter

La Guerra Fredda è, senza alcun dubbio, il Parnaso dei conspiranoici. Tutto allora era più semplice: i nemici erano i russi e ‘figli di puttana’ quelli della CIA. Un mondo di menzogne, inganni, agenti doppi… e maghi. Sì, maghi. Per incredibile che possa sembrare, l’Agenzia contò nelle sue fila con esperti in predigitazione per formare i suoi agenti, come il mitico John Mulholland (1898 – 1970), che fu l’autore del The Official CIA Manual of Trickery and Decepcion (Il manuale ufficiale della CIA sui trucchi e gli inganni)

Ufficialmente, tutte le copie del libro (in realtà due, scritti entrambi al principio degli anni ’50) furono distrutte nel 1973, però cercando tra i documenti desclassificati, due esperti in spionaggio (Bob Wallace e Keith Melton) incontrarono la copia originale e finirono per pubblicarlo in un’edizione vintage che farà la gioia degli amanti di questi temi. Viste oggi, le tecniche sembrano più degne di un comic che serie, anche se alcune non terminano di essere graziose.

I servizi segreti di molti paesi hanno utilizzato maghi, cartomanti e ogni tipo di ciarlatani. Però, senza dubbio, il capitolo più divertente del pazzo mondo dello spionaggio lo protagonizzò il generale Albert Strubblebine III, un tarato al servizio della CIA, che quasi si aprì la testa cercando di mettere in pratica un’idea peculiare: reallineare mentalmente i suoi atomi per attraversare le pareti. Curiosamente, invece di mandarlo direttamente in un manicomio (dove, almeno, le pareti sono imbottite) la sua teoria fu accolta con entusiasmo dal Pentagono.

Da persone come lui nacquero iniziative come il Primo Battaglione Terrestre, i famosi Jedi della CIA (in realtà erano della Marina americana) e che formarono un mini-esercito di pseudo Hare Krisnas, che doveva risolvere i conflitti usando la musica, la simpatia ed il controllo mentale.  Questa l’ispirazione di L’uomo che fissa le capre con George Clooney.

Fin qui tutto molto divertente, ma non bisogna dimenticare l’oscuro sfondo di tutte queste avventure. Per prima cosa, queste black ops si realizzarono con fondi segreti e si convertirono in un’incredibile fonte di frodi al contribuente. La dinamica era la seguente: un tale proponeva un’idea totalmente demente ed otteneva fondi per i quali non doveva giustificare un dollaro (addirittura era obbligato a che non esistessero neppure fatture e ricevute). Da qui che alcuni progetti, per ridicoli che possano sembrare oggi, videro la luce. La metà (minimo) del fondo  si perdeva in varie borse, mentre solo il resto si dedicava realmente al programma.

Però, poi, queste tecniche sono associate all’epoca più oscura della CIA. John Mulholland lavorò nel progetto di controllo mentale MK-Ultra, che, tra le altre cose, regalavano trips mentali a volontari che non sapevano di esserlo e ad altri che erano convinti con maniere davvero cattive. D’altra parte, molte delle tecniche ‘buoniste’ dei Jedi sì hanno visto la luce, però non esattamente come armi di pace. Alcune delle pratiche utilizzate a Guantanamo o Abu Ghraib erano ispirate ai loro metodi: la tortura attraverso l’obbligato ascolto di certe canzoni, la privazione sensoriale…

Che 50 anni fa si sperimentassero tecniche di visione remota o divinazione è comprensibile. Si conosceva meno di quello che si conosce ora sul cervello ed avrebbero costituito un gran vantaggio sul nemico. Ufficialmente già non si usano, anche perché esistono adesso metodi molto migliori per saccheggiare il budget del Dipartimento della Difesa, e perché quei progetti non diedero nessun risultato, neppure minimo.

Adesso le tecniche sono molto più raffinate. Perché leggere la mente se tutto sta in Internet? Alcune settimane fa l’Agenzia firmò un accordo di collaborazione con Visible Technologies, una impresa specializzata in ricavare dati di reti come Twitter, Flickr o YouTube, i fori di Amazon, ogni tipo di blog… meno, per il momento, Facebook. Che nessuno si spaventi, utilizzeranno questi dati con la stessa professionalità e rispetto per i diritti umani che hanno mostrato sempre… ok, sì, spaventatevi!